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I blogs di DaniloQualcuno da ridere, qualcuno serio
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Basket
scritti da me
Un occhio sul mondo
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May 13 La mia HarlemNon è il posto per te, credimi!
Andavo con il passo lento di chi non voleva arrivare sul pavimento cigolante di quel corridoio cupo e stretto. La porta colorata di un bianco rugoso lasciava intuire storie che non è meglio raccontare. La chiave sembrava non essere necessaria per accedere nel tugurio che da quel momento in poi sarebbe diventato il mio appartamento. “Dai che andrà bene anche questa volta” continuavo a ripetermi guardando i buchi nel materasso attraverso le lenzuola. Lo spazio era piccolo e semplice, un armadio senza sportelli sulla sinistra, il letto di fronte, un piccolo frigorifero rotto a fare da comodino e un fornello da campeggio. A garantire una buona circolazione d’aria una finestra in legno mal tenuta e impossibile da chiudere. Il chiostro dove si affacciava era angusto e non permetteva alla luce di raggiungerlo. Era però assai facile per me posare lo sguardo nelle case di fronte, talmente vicine da sentirle mie. Camminavo per ore, cercando di vedere quello che i libri non scrivono. Le strade larghe e simmetriche come le righe di un quaderno a quadretti erano pulite e silenziose. Mi chiedevo dove fossero finite le auto e i colori delle notti metropolitane. I miei passi lunghi e decisi mi distoglievano dai tanti occhi puntati come mirini su un bersaglio troppo facile da colpire.
Cinque gradini e una porta colorata permettevano l’accesso alle palazzine basse e colorate che nascondevano la trasandatezza di chi non può neanche permettersi il brillio dell’acciaio.
Le povere anime di questo ambiente non possono rifiutare le attenzioni del sole che particolarmente nella calda estate si mostra con vigore e decisione. La finestra bollente sembra essere lo sportello di un forno acceso da mesi e pronto a cuocere il ferro più che le carni. Nel “sud” ci si ripara con il freddo vento dei condizionatori ma qui il lusso è per pochi e io come altri trovo rifugio fino a tarda notte sui marciapiedi.
Ah la strada, posto meraviglioso! Andavo con il passo di chi non ha una meta ma sa cosa evitare e guardavo sorridendo le vecchie signore con i tavoli davanti alle porte come se fossero nella cucina di casa. Il domino è l’intrattenimento preferito per gli uomini mentre i bimbi sono intenti in mille sport diversi.
Assorto nei giochi dei ragazzi in un campo da basket arrangiato in un vecchio parcheggio non noto di essere avvicinato. In una lingua ormai nota anche alle mie orecchie, colma di accenti messicani. Mi dice: “Cosa fai qui?”. Guardandolo negli occhi è facile leggere la sofferenza di chi si è rassegnato al suo destino, “io vivo qui” risposi. Con lo sguardo incredulo di chi ne ha sentite tante replica “Non è il posto per te, credimi! Devi andare via. È un posto molto pericoloso, soprattutto per i bianchi”. Lo ringraziai per l’avvertimento ma sapevo che non sarebbe stato così.
Da quel momento in poi cominciai a capire di più in mio quartiere, a viverlo. Le belle domeniche passate nella lavanderia con i sostenitori di un “credo” nero, bianco e magari anche azzurro e i loro continui inviti a frequentare la propria chiesa. Ah la chiesa! Che bella avventura essere seduto lì ad assistere alla messa gospel. Centinaia di neri ed un solo bianco a dare una nota di “colore”. Camminare per le strade significa essere fermato ogni 10 passi da qualcuno con le domande più curiose: “Che fai qui?”, “Ti sei perso?”, Pensi sia un posto dove fare turismo?”, “Stai cercando qualcosa?” e così via. Le mie risposte erano sempre le stesse, “Io vivo qui. Se questo posto va bene per te può andar bene anche per me.” E così conoscevo gente.
Ricordo le storie narrate nei film americani e mi chiedevo se non fosse il caso invece cominciare a vedere oltre le apparenze. Il mio giorno era a Chelsea, la mia sera era lì. Non vedevo cambiare solo i colori e i palazzi, ma anche i valori e le ricchezze. Erano 94 gli isolati che dividevano il mio tugurio dal luogo di lavoro, circa 4 chilometri. I miei passi lungo i marciapiedi della 8th Avenue erano ormai un’abitudine. Era per me un modo per arrivare più tardi a destinazione e comunque per risparmiare quel dollaro e mezzo che per me significava cena. Quell’ultima volta fu speciale! Era un venerdì, il clima rovente rendeva l’aria irrespirabile, i bianchi trovavano rifugio nei ristoranti. Questa volta non li vedevo con gli occhi di chi avrebbe voluto anche solo sedersi per un attimo, magari per un caffè. Questa volta ero invitato a cena, mi aspettavano con ansia sapendo che da lì a poco non ci saremmo più incontrati. Sembrava una scena di Tucci quando dalla cucina arriva il pollo. Eh si la cena era formata da pollo, patate e pane in scatola. Era il momento del ringraziamento ed è consuetudine che sia l’ospite a rivolgere il proprio al cielo. L’imbarazzo di chi frequenta poco e che magari vorrebbe anche evitare di dire cose fuori luogo: “Ringrazio per questo pasto e per la generosità di queste persone che mi hanno accolto come un loro fratello” dissi non riuscendo a pronunciare nessun altro suono. Il capofamiglia, alzandosi in piedi aggiunse solenne: “Dio ci ha dato oggi la possibilità di gioire di quello che abbiamo con le persone che abbiamo vicino. A nulla serve il sapere se è solo nostro, a nulla serve l’affetto se è nascosto perché è solo nostro, a nulla serve il cibo se è solo nostro”.
Come un dito premuto sulla gola! Questa è la sensazione che ho provato quando i miei occhi si sono aperti, quelle emozioni ideali che narravo agli amici ma di cui non avevo conoscenza ora erano chiare. Condividere un momento di gioia se pur piccolo rimarrà sempre con noi nascosto in quell’angolino basso della nostra bocca sorridente. Da quel giorno ho imparato a leggere negli occhi e nella mente delle persone cercando di renderli consapevoli delle proprie ricchezze… e dal quel giorno non sono più stato povero.
May 12 PrologoCiao a tutti, scusate per il ritardo però ho pensato fosse utile mettere un prologo, una presentazione della situazione e di quello che accadrà nel racconto. Vi aspetto domani per i commenti e per la storia che sto ancora ultimando.
“E adesso cosa faccio?”
Questo è stato il momento in cui la strada di un ragazzo italiano di 21 anni e quella del quartiere nero di New York si sono sovrapposero.
Ero un ragazzo con tanti sogni e tante ambizioni, studente universitario, sbarcavo il lunario grazie agli aiuti degli immancabili genitori e a lavoretti nelle discoteche. Vivevo intensamente quei momenti dell’esistenza di noi giovani dove tutto è possibile e la libertà è la prerogativa principale, senza più orari né scadenze imminenti. Le mie giornate erano bellissime, giocavo, dormivo, stavo sempre con gli amici e studiavo nei “momenti liberi”. Ricordo anche con un pizzico di nostalgia le telefonate degli amici alle 3 di notte “Che fai? Dormi?? Dai ti passo a prendere, andiamo a farci un giro!”. Poi le discoteche, tante conoscenze, ogni sera un posto diverso e tutti che litigano per poterti invitare il giorno dopo, le cene alle 5 del mattino, le nottate passate raramente soli. E intanto gli studi andavano avanti facendoti sentire comunque attivo anche sul piano professionale.
Ero un ragazzo come tanti, che sognava di passare l’intera giornata con gli amici e con le ragazze, senza avere limiti da parte della famiglia, dello studio o di qualunque altro genere di impegno. Avevo smesso di fare sport e non ero più legato a nulla, la mia vita era libera e la mente sgombera da qualunque costrizione. Proprio dopo mesi di questa vita ho raggiunto la consapevolezza per poter dire che quello che avevo non era abbastanza. Ho capito che tutte quello che tutti sognano in realtà non è nulla, uscire con gli amici, con le ragazze, divertirsi, sono cose bellissime ma solo se parte di un contesto dove tutto è importante e deve essere incastrato come in un puzzle, ogni tassello nel posto giusto. Beh, io ora sapevo che mancavano dei pezzi per finire questa bellissima immagine.
Sei giorni dopo e con in tasca poco più di un milione di lire ero a New York. Il sogno di una vita si avvera, finalmente nella Grande Mela!
Mi sistemo in un bellissimo ostello e nei giorni seguenti trovo lavoro in Tour Operator francese. Mi occupavo di assistenza clienti all’aeroporto JFK dove tutti i venerdì sera arrivavano i charter dall’Italia (spesso in ritardo e passavo la notte lì…). Durante la settimana facevo il fattorino e consegnavo vouchers e biglietti aerei. Abbagliato dal mio sogno non mi accorgevo che quel poco che guadagnavo non bastava per vivere e che non potevo permettermi di vivere in ostello. Da lì a poco ho dovuto fare la mia scelta, tornare in Italia “sconfitto” o stringere i denti e cercare di risolvere il problema. May 10 Vi parlerò di meOggi non scrivo, pubblico solo delle immagini di Harlem. Una parte importante della mia vita è passata per le strade di questo quartiere di New York City. Erano gli anni del sindaco Giuliani, tanti cambiamenti ma anche tante cose rimaste immutate. Un noto attore disse: "Ora farò una magia, alla prossima fermata farò sparire tutti i bianchi da questa metropolitana", beh io vivevo ad Harlem ed ero l'unico a restare sul treno. Queste foto forse a voi diranno poco o diranno molto, commentate pure, mi fa piacere. Lunedì Vi parlerò di come ho imparato a vivere... La fame è fameLa fissazione, per alcuni versi comprensibile di dare da mangiare ai propri figli gli alimenti migliori, quelli poveri di grassi saturi e ricchi invece di proteine e vitamine, rischia di mettere a rischio la salute dei piccoli britannici. Stando ai risultati di una ricerca condotta in Inghilterra dalla Food Standards Agency, gli asili nido del paese starebbero esagerando con il cibo sano. “Abbiamo trovato che gli asili forniscono un’alimentazione troppo bassa di calorie e grassi e troppo ricca di frutta e verdura”, si legge nel repporto della società di ricerca. Il risultato? La salute dei bambini è a serio rischio "denutrizione". In 7 casi su 10, le calorie fornite durante la giornata erano insufficienti per la crescita. Pasti poco nutrienti nelle mense degli asili - Che la frutta e la verdura siano cibi indispensabili non è insomma messo in dubbio. Ma come in tutte le cose si deve trovare il giusto equilibrio. Sarah Almond, che ha partecipato allo studio, spiega che gli asili forniscono un'alimentazione insufficiente dal punto di vista delle calorie e dei grassi, e al contrario troppo ricca di frutta e verdura.
Seri rischi per la crescita - Addirittura, in 7 casi su 10, le calorie fornite durante la giornata erano insufficienti per la crescita. Probabilmente si trattava di un regime alimentare più adatto agli adulti che non a dei bambini in fase di sviluppo
...e pensare che in Italia c'è un altissimo tasso di obesità infantile!!!
(fonte ANSA) May 09 Il BuddhaSi racconta che un giorno Buddha avesse raggiunto le porte del Nirvana. Le porte erano aperte e tutti gli altri Buddha danzavano e cantavano per dargli il benvenuto, perché accade raramente che un essere umano diventi un Buddha. Tutti gli antichi Buddha si erano radunati per quella festa di accoglienza del Buddha. Ma lui non entrò. Tutti lo pregavano di entrare nel Nirvana insieme con loro, ma egli rispose: «A meno che tutti gli esseri dietro di me non entrino anche loro, io resterò fuori, perché una volta entrato, io scomparirò come essere, e non potrò più aiutarli. Vedo milioni di persone che inciampano nel buio della loro esistenza. Anch’io nello stesso modo ho annaspato nell’ignoranza, vorrei dar loro una mano. Per favore, chiudete la porta: quando saranno arrivati tutti, allora io stesso busserò per entrare». (fonte: Monasterozen)
Mi scappa la pipìTorna il momento dei ricordi! Ho trovato su Youtube una serie di canzoni "storiche" cantate da superpersonaggi, non necessariamente cantanti professionisti. Ve le ricordate?? Corrado - Sei contento papà? Sei forte papà - G. Morandi
Pippo Franco - Mi scappa la pipì
Corrado - Carletto Troppo trash!!! May 08 Quando le leggi sono ciniche...
Conoscere a memoria tutte le leggi in vigore nel paese in cui si risiede, per la maggior parte delle persone, è inverosimile. I più attenti e curiosi, però, non solo le conoscono ma si divertono a cercare e segnalare quelle più incredibili, magari finite nel dimenticatoio e quindi non più applicate, ma non per questo abrogate. Sapevate ad esempio che a New York, in America, è vietato fissare con occhi maliziosi ua donna? I trasgressori rischiano una multa di 25 dollari. Si tratta di una vecchia legge ancora in vigor. Oltre alla multa l'uomo colto sul fatto rischia anche una seconda condanna: l'incriminato è costretto ad indossare "un paio di paraocchi da cavallo" ogni volta esce di casa.
Comunque sia questa non è la sola stranezza segnalata dagli utenti. A Forest City, nel North Carolina, è illegale portare una spara-piselli ad una parata. A Paulding, nell'Ohio un poliziotto può mordere un cane per calmarlo. Una strana legge, che vede ancora volta protagonisti i casi, è oggi in vigore in Oklahoma. In tutto lo stato, le persone che fanno la "faccia brutta" ai cani, possono essere multate e incarcerate. A Tulsa, sempre nello stato di Oklahoma, è vietato aprire una bottiglia di soda senza la sorveglianza di un tecnico autorizzato.
Una legge danese vieta invece ad un conducente d'auto di accendere il proprio mezzo se sotto il veicolo c'è sdraiato qualcuno. Dura infine la vita dei pedoni cinesi. Pare infatti che i conducenti di veicoli a motore possano esser multati in caso diano loro la precedenza, anche se si trovano su un passaggio pedonale. Molte di queste norme, fortunatamente, sono in vigore soltanto formalmente ma nessuno sembra oggi osare applicarle.
(fonte Tiscali News)
May 07 Il nostro è un rapporto di... quantità!!!Ho trovato questa notizia su Libero News. E' vero che il mondo cambia però siamo strani eh!?
Da Barcellona alle Canarie, prende piede il movimento "Poliamor": coppie aperte ma fisse, fedeli ma con l'amante in casa. Pare funzioni...
Niente incontri clandestini, niente scenate di gelosia, niente amanti abbandonate d’estate o durante le festività natalizie. Da Barcellona alle Canarie, prende piede in Spagna il movimento del “Poliamor”: convivenze di tre o più persone, sotto lo stesso tetto, alla luce del sole. Regola base: tutti devono essere d’accordo. Uno stile di vita a cui alcuni quotidiani hanno dedicato ampi servizi e inchieste e che diventa sempre più diffuso. Un marito, una moglie e i partner aggiuntivi, uno per coppia o uno a testa o chissà, anche di più. I poliamorosi ci tengono a specificare che non si tratta di sesso, o almeno non solo di quello: c'è la convivenza, c’è il rispetto, c’è l’amore, c’è il sesso naturalmente ma non di gruppo. E c’è anche la fedeltà. O la polifedeltà, come la chiamano loro. Onestà, integrità personale e indipendenza sono i valori di fondo professati. Poi separazione totale dei beni materiali, possibilmente con contratto, accordi nero su bianco per quanto riguarda i figli e tutto ciò che li concerne. E infine, se possibile, preservativo e analisi frequenti, misure grazie alle quali, assicurano, il rischio di contrarre malattie veneree è molto più basso che nelle coppie “normali”. In sintesi, i matrimoni classici sarebbero la culla dell'ipocrisia e delle corna, col poliamor, invece, si vive tutti felici e contenti. E soddisfatti. Juliette Sigfried e Roland Combes, statunitense lei e britannico lui, abitano in un appartamento nel cuore della capitale catalana. Entrambi 40 anni e sposati da 10, convivono con Laurel Avery, anche lei americana, di 32 anni. La loro, affermano orgogliosamente, non è una relazione solo sessuale: a letto si va in coppia e a turno. Ci sono di mezzo anche i sentimenti, e il sociale: Juliette coordina un gruppo di internauti poliamorosi, riunioni e incontri a cui sempre più barcellonesi sembrano interessarsi. «La norma di base è l'onestà, il resto è molto aperto», chiarisce Roland, secondo cui il governo dovrebbe appoggiare questo tipo di unioni. E quanto ai figli, se nel loro caso non ce ne sono, in altri invece sì: l'importante è sottoscrivere patti chiari e alla fine avere bambini «solo in due significa troppo lavoro», commenta Juliette. Se quelli dichiarati sono appena mezzo migliaio, i poliamorosi semi-calndestini sono molti di più. Almeno a sentire Ana, madrilena di 42 anni, medico di professione, che preferisce un nome inventato come pure suo marito Juan, disegnatore grafico, secondo cui «la maggior parte delle coppie monogame si mentono, non dicono quello che fanno». Per favorire la presa di coscienza del nuovo gruppo sociale, la modella Lilian Kimberly Jeronimo, originaria delle isole Canarie, ha deciso di mettere il suo volto al servizio della causa: nel suo caso c'è un partner primario da quattro anni, uno secondario da un anno, e due “amici speciali” con cui c'è «amicizia profonda e sincera che può anche andare oltre». May 06 Daddy CoolHo trovato un altro "prima e dopo"! Si tratta di Boney M con la canzone Daddy Cool, un pezzo che negli anni 70/80 spopolava nelle discoteche. 20 anni è stato ripreso da Moby T, il risultato è buono ma la nostalgia....
May 05 Il mio viaggioSono sempre in viaggio! Lo so, lo so! Ho trascurato il blog per qualche giorno. Sono stato fuori 5 giorni con delle persone straordinarie in un un bel posto e anche se con me avevo il mio fidato pc portatile ho preferito dedicare tutto il mio tempo a loro (... tranquilli, anche le ore di sonno non sono state molte!!!). Mi dispiace non aver avuto il tempo per rispondere ai bei messaggi che ricevo e rimedio oggi stesso. Sono un po' stanco, dolorante e senza voce ma veramente di buon umore. Pensavo a questi 5 giorni come ad un punto di arrivo e invece devo dire che questo bellissimo viaggio è solo al principio. Se incontrate per strada un tipo vestito di Armani dagli occhiali ai calzini, con in mano una pistola e un kebab potrei essere io quindi non fermatemi, ho molta strada da fare!!!
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Se vedi solo cio' che la luce rivela e odi solo cio' che il suono annuncia, | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||